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Sono visitabili dal giorno 01 maggio 2012 nei locali dell’Ex Mattatoio Comunale di Avezzano (AQ), il nuovo Lapidarium “Le Parole della Pietra” e il Museo del Prosciugamento del Fucino “Il Filo dell’Acqua”, primi fondamentali tasselli dell’ampio progetto de “L’Aia dei Musei” che rappresenta un importante momento culturale per la città marsicana, con il contestuale recupero e la riqualificazione di un’area dismessa del suo tessuto urbano.

Anche l’arte contemporanea è divenuta parte del Museo con personali e collettive che si svolgono in vari periodi dell’anno.

Eventi

DA PADRE IN FIGLIO” PASQUALE E ALBERTO DI FABIO


All’interno della rassegna DERIVAZIONI D’ARTE, L’AIA DEI MUSEI, ospita la mostra evento “da Padre in Figlio” Dal 10 giugno al 9 luglio 2017

La mostra nasce come omaggio a Pasquale Di Fabio, artista marsicano vissuto nel ‘900. Un omaggio particolarmente intenso e significativo, poiché alle opere di Pasquale saranno affiancate quelle del figlio Alberto. Due artisti abruzzesi, innamorati della loro terra, innamorati del loro lavoro. Un amore trasmesso di padre in figlio, in un processo che – come l’arte dei Di Fabio – si muove costantemente tra il materiale e l’immateriale.

 

Chi siamo

Il Museo è composto da due palazzine principali che ospitano il Lapidario e il Museo sul Prosciugamento del Lago Fucino e da una palazzina dedicata alle mostre di arte contemporanea e agli eventi esterni.

Nel Lapidarium, chiamato “Le Parole della Pietra”, sono esposti con rigore scientifico e, al tempo stesso, con facile comprensione didattica, antiche epigrafi, rinvenute nel corso dei secoli e finora custodite in depositi del Municipio di Avezzano non fruibili al pubblico, che raccontano il passato della Marsica attraverso storie di vita privata, religiosa e politica.
Una prima piccola sala, dedicata ad Avezzano prima del terremoto del 1915, testimonia il trascorso di una città scomparsa e totalmente sconosciuta, dove un video in 3d della Città prima del terremoto, stemmi gentilizi, lo splendido portale della Chiesa di San Nicola, i capitelli della Cattedrale di San Bartolomeo e altri pezzi di grande valore provenienti da edifici non più esistenti, sollecitano un sentimento di appartenenza quasi estraneo al nuovo popolo avezzanese e, nello stesso tempo, nostalgia per quello che non è più. Le altre sezioni, dedicate alle antiche iscrizioni, ricordano un passato glorioso con l’esposizione di epigrafi riferite a personaggi della storia, dal dittatore Silla al capo della Lega Italica Poppedio Silone, e provenienti dalle aree archeologiche di Alba Fucens, Marruvium, Lucus Angitiae e Ortona dei Marsi.

“Il Filo dell’Acqua” – Museo del Prosciugamento del Fucino, si avvale di un allestimento moderno e multimediale per illustrare la grande opera idraulica che ha portato alla scomparsa del terzo lago d’Italia per dimensioni, modificando indelebilmente il destino di generazioni di uomini che da pescatori divennero contadini. Il lago e la sua storia sono narrati in un percorso variegato e multiforme, in cui le citazioni di storici greci e latini si intrecciano con le immagini di ciò che era il Fucino e le voci supplicanti degli abitanti disperati per le sciagure che esso causava. I grandi progetti degli ingegneri dei tempi passati sono raccontati, talvolta, come l’inverosimile antefatto della magnifica impresa portata a termine da Alessandro Torlonia nella seconda metà dell’Ottocento. Nel percorso museale l’opera di prosciugamento viene illustrata in tutte le sue sfaccettature dedicando ampio spazio a quanto essa abbia contribuito alla definitiva trasformazione ambientale ed economica del territorio marsicano. La testimonianza di Alexandre Dumas, che nel 1863 scrisse “La Marsica e Il Fucino” ben riassume lo stupore di quanti vennero in contatto con questa impresa: “Il principe Alessandro Torlonia terminò un’opera ideata da Cesare, creduta irrealizzabile da Augusto, tentata da Claudio, ripresa inutilmente da Adriano e da Traiano e che nel corso di diciassette secoli aveva reso vani gli sforzi di Federico di Svevia, di Alfonso I d’Aragona, del contestabile Colonna e di Ferdinando IV. Vedete bene che valeva la pena deviare di poche miglia il cammino per ammirare un’opera che l’antichità, se avesse saputo compierla, avrebbe chiamato l’ottava meraviglia del mondo.”

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